Tabella componenti
mg per stick
  • E.s. Serenoa tit. 45% acidi grassi
  • E.s Uva Ursina tit. 20% arbutina
  • Bromelina 2500 GDU/g
  • E.s. Ortica radice tit 0,4%
  • E.s. Boldo tit. 0,2% boldina  

500 mg
50 mg
200 mg
300 mg
200mg

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Disturbi dopo chirurgia endoscopica della prostata/vescica

Indicazioni

Resezione Transuretrale della Prostata (TURP)
DEFINIZIONE
La resezione transuretrale della prostata è un intervento endoscopico (non implica l’incisione esterna della cute) il cui scopo è risolvere l’ostacolo determinato dalla  prostata allo svuotamento della vescica. È l’intervento maggiormente praticato nel  Mondo e in Italia a questo scopo.
INDICAZIONI
Iperplasia prostatica benigna sintomatica e neoplasia prostatica ostruente lo svuotamento vescicale non suscettibile di trattamento radicale che non ha risposto al trattamento ormonale.
DESCRIZIONE DELLA TECNICA
La resezione endoscopica della prostata consiste nell’asportazione della porzione  più interna della ghiandola per via uretrale. Ciò è eseguito grazie all’utilizzo di uno  strumento (resettoscopio) che applicando una particolare energia elettrica rimuove a  “fette” il tessuto prostatico. La procedura è generalmente eseguita in anestesia loco-regionale o generale.
PREPARAZIONE
Generalmente è raccomandata la profilassi antibiotica e antitrombotica se presenti  fattori di rischio.
DURATA DELLA PROCEDURA
La maggior parte degli interventi dura tra 20 e 60 minuti.
TIPO E DURATA DEL RICOVERO
Dopo l’intervento viene applicato un catetere vescicale con sistema di lavaggio continuo della vescica. In assenza di complicazioni il catetere è rimosso in media dopo 3 giorni è la degenza ospedaliera media è di 3-4 giorni.
RISULTATI
- Sintomatologia: il miglioramento della sintomatologia è ottenuto nel 75-96% dei pazienti.
- Risultati obiettivi: la resezione transuretrale della prostata ottiene, i migliori risultati obiettivi (aumento della forza del getto urinario, riduzione del residuo post-minzionale e riduzione dell’ostruzione) rispetto alle terapie alternative: miglioramento  del flusso urinario massimo del e riduzione del residuo post-minzionale del 70%.
- Durata: le percentuali di efficacia del trattamento a lungo termine sono le più alte, rispetto alle terapie alternative: 5-15% di ritrattamenti dopo 8 anni.
VANTAGGI
- Risultati migliori e più duraturi nel trattamento dell’ostruzione prostatica
- Unica terapia possibile in caso di prostata piccola con sviluppo del lobo medio
- Esecuzione di esame istologico completo
- Costi complessivi non elevati
SVANTAGGI
Mortalità post-operatoria rarissima, ma possibile, come in tutti gli interventi chirurgici.
EFFETTI COLLATERALI
- Comporta in almeno 3 pazienti su 4 l’eiaculazione retrograda.
- Dopo la rimozione del catetere i pazienti possono presentare lievi disturbi urinari
che possono persistere per 3 mesi.
ATTENZIONI DA PORRE DOPO LA DIMISSIONE
Alla dimissione è suggerito un periodo (7-21 giorni) di ridotto stress fisico, scarsa attività sessuale e/o sportiva, terapia antisettica urinaria, ecc.) e l’astensione dalle normali attività lavorative per periodo variabile in base alle condizioni associate e all’estensione della resezione. È suggerito di evitare lunghi tragitti in macchina e l’uso di cicli e motocicli.

COME COMPORTARSI IN CASO DI COMPLICANZE A DOMICILIO
In caso di ritenzione urinaria o di ematuria sarà opportuno contattare l’urologo. Se persistono sintomi irritativi vescicali o insorge febbre il paziente si può rivolgere al proprio medico curante come prima istanza, sarà poi il medico a decidere sul da farsi.
CONTROLLI
Il programma di follow-up comprende l’esame colturale delle urine, il PSA, e l’uroflussimetria.

SCHEMA TERAPEUTICO



1 stick  al mattino
1 stick alla sera
per 15 -20 giorni

COMPLICANZE della chirurgia endoscopica


- L’emorragia con necessità di emotrasfusione si verifica nel 8,8% dei casi.

- Le infezioni delle vie urinarie insorgono nel 15,5% dei casi, l’epididimite (tumefazione dolente dell’epididimo) nell’1%.

- La Sindrome da TURP (sindrome dovuta al riassorbimento del liquido di lavaggio che comporta confusione, nausea, vomito, disturbi nervosi ed instabilità circolatoria) si verifica nel 2-6,7% dei pazienti.

- A distanza di tempo dall’intervento possono comparire le stenosi dell’uretra e le  sclerosi del collo vescicale che si aggirano fra lo 0,5-9,7% e la cui risoluzione può richiedere un secondo intervento endoscopico (cervicotomia o uretrotomia o uretroplastica).

- L’incontinenza urinaria, nei suoi diversi gradi, ha una incidenza del 1-6,6% circa. Essa è per lo più una incontinenza da “stress” ovvero si evidenzia allorchè si ha un brusco aumento della pressione endoaddominale (colpi di tosse, starnuti, riso, sollevamento di pesi). Raramente si tratta di un’incontinenza totale. Tale tipo di incontinenza è legata solitamente ad una lesione dello sfintere uretrale esterno e, a seconda della gravità, si potrà procedere alla sua correzione mediante interventi per via endoscopica o, in ultima analisi, con l’applicazione di protesi (sfintere).

- Sebbene sia stata riportata la comparsa di impotenza dopo l’esecuzione della TURP, l’unico studio comparativo tra pazienti sottoposti o meno ad intervento non ha rilevato differenti percentuali della sua insorgenza.





LA CHIRURGIA ENDOSCOPICA DELLA PROSTATA
TURP (Transuretral resection prostate)



anatomia della prostata

La prostata è una ghiandola presente solo nel maschio, dal peso di circa 20 grammi, situata nella pelvi al di sotto della vescica; al centro essa è attraversata dalla prima porzione dell’uretra, un piccolo condotto che porta l’urina dalla vescica
all’esterno durante la minzione.
La funzione della prostata è quella di produrre la gran parte del liquido seminale, che viene riversato nell’uretra prostatica durante l’eiaculazione. E’ quindi un organo essenziale per la funzione riproduttiva maschile. Al contrario, la
prostata non partecipa alla funzione della erezione peniena e dell’orgasmo.
Questa ghiandola può andare incontro a diverse patologie, le più frequenti delle quali sono le prostatiti, l’ipertrofia prostatica benigna (IPB) ed il tumore della prostata.



cos'è la ipertrofia prostatica

L’ipertrofia prostatica benigna è una patologia piuttosto comune e colpisce i soggetti di età superiore ai 40-50 anni.
Si tratta di un ingrossamento (adenoma) della parte centrale della ghiandola, che causa una  modificazione di calibro dell’uretra prostatica che l’attraversa con un conseguente ostacolo al deflusso di  urina al momento della minzione. Questo è il motivo della sintomatologia urinaria avvertita dai pazienti. I sintomi più frequenti sono infatti la difficoltà ad urinare, l’ipovalidità del getto urinario, l’urgenza  minzionale ed il bisogno di urinare di frequente, anche durante la notte.
La malattia è progressiva, nel senso che con l’andare del tempo ad un ingrossamento progressivo della ghiandola corrisponde un aggravarsi della sintomatologia; non esiste sempre tuttavia una correlazione  stretta tra dimensioni della prostata e sintomi, nel senso che ci sono anche soggetti asintomatici con una  prostata molto grossa, così come soggetti con una prostata piccola che lamentano sintomi molto  evidenti.
Nella fase iniziale della malattia la vescica è in grado di compensare almeno parzialmente l’ostruzione perché, essendo un muscolo, può contrarsi con maggior forza permettendo all’urina di superare  l’ostacolo. Col passare del tempo, però, la vescica si sfianca e comincia a venir meno al suo compito  determinando difficoltà ad urinare ed possibile ristagno di urine in vescica che può causare infezioni alle  vie urinarie, molto frequenti, dovute alla presenza di batteri in vescica.
Se questa condizione non viene risolta, si può avere un danno funzionale alla vescica che può comportare, in casi estremi, la necessità di ricorrere a cateterismo vescicale definitivo.




quali esami per fare diagnosi di ipertrofia prostatica ?

Esplorazione rettale: permette di palpare la prostata e di apprezzarne dimensioni e consistenza (una  prostata dura o disomogenea può porre il sospetto per un tumore della stessa).

•Dosaggio del PSA
: il PSA è una proteina prodotta dalla prostata che svolge una importante funzione per l’attività del liquido seminale. Viene dosato nel sangue dopo un normale prelievo; non è molto specifico per la malattia, ma solitamente nei pazienti affetti da IPB il suo valore risulta lievemente aumentato. Quando il PSA è aumentato è altresì indispensabile escludere la presenza di un tumore della prostata. Ricordiamo peraltro che può essere presente un tumore della prostata anche a fronte di valori normali

•Ecografia trans-rettale
: si inserisce una sonda nel retto e grazie a questa si possono visualizzare direttamente la prostata e l’adenoma, e definirne in modo preciso le dimensioni e l’eventuale presenza di aree sospette o patologiche.
di PSA.

Uroflussimetria ed Esame Urodinamico
: permettono di valutare il comportamento dell’apparato urinario durante la minzione. Danno informazioni circa l’entità e la velocità del flusso dell’urina, la funzione della vescica, ed altri parametri utili a quantificare la sintomatologia del paziente. Al termine dell’Uroflussometria si può valutare anche il residuo post-minzionale, cioè la quantità di urina che resta in vescica al termine della minzione, che nel soggetto sano è nullo, mentre nel paziente affetto da IPB può raggiungere valori anche molto elevati.

•Esame delle urine
: permette di evidenziare sia eventuali infezioni delle vie urinarie in corso, sia la presenza di sangue che può essere indicatore di altre patologie.



trattamenti terapeutici per la ipertrofia prostatica

Quando la malattia è in fase iniziale con sintomi irritativi e senza una chiara ostruzione urinaria, si può utilizzare una terapia medica, utilizzando farmaci che agiscono sui sintomi, migliorando cioè il flusso urinario (ad esempio i farmaci α-litici, come la Doxazosina, Alfuzosina, Tamsulosina, Terazosina) oppure quelli in grado di interferire con il processo di ingrossamento della ghiandola (gli inibitori delle 5-reduttasi, come ad esempio la Finasteride e la Dutasteride oppure alcuni derivati da vegetali come Aposer stick o Picnogen cps).
Quando invece la malattia è caratterizzata da una chiara ostruzione urinaria è indicato l’intervento chirurgico, al fine sia di risolvere i disturbi del paziente sia, più importante, di proteggere la funzionalità  vescicale e renale.

Trattamento

L’intervento consiste nell’asportazione dell’adenoma, cioè di quella parte della prostata che è responsabile dell’ostruzione. Per fare ciò è possibile avvalersi di diverse tecniche chirurgiche.

Per via endoscopica:

•Resezione trans-uretrale di prostata (TURP): si inserisce uno strumento nell’uretra, si risale fino alla prostata e si procede alla resezione mediante ansa diatermica della parte centrale della ghiandola, responsabile dell’ostruzione.

•Enucleazione di adenoma prostatico con laser ad Holmio (HoLEP): è una metodica simile alla precedente con la sola differenza che l’adenoma non viene resecato, ma si procede al suo scollamento dalla capsula prostatica attraverso l’utilizzo di un laser.

Per via tradizionale, a cielo aperto:

•Adenomectomia trans-vescicale: attraverso un taglio al di sotto dell’ombelico, si raggiunge la prostata attraverso la vescica, si scolla l’adenoma dalla capsula prostatica e lo si asporta. Questa è una tecnica di chirurgia tradizionale; attualmente questo approccio è riservato esclusivamente a prostate di dimensioni molto grandi (generalmente oltre 70 gr).




Intervento Endoscopico per ipertrofia prostatica

Anestesia
Esistono due tipi di anestesia potenzialmente utilizzabili per questo tipo di intervento.
Quando le condizioni generali del paziente lo permettono la anestesia viene eseguita per via “locoregionale”, cioè mediante l’iniezione dell’anestetico a livello della colonna vertebrale (scientificamente definita come iniezione spinale). Alla anestesia loco-regionale viene a volte associata una sedazione.
Questo tipo di anestesia è caratterizzata da minore perdita ematica durante l’intervento chirurgico oltre che da una minore frequenza di trombosi degli arti inferiori o di embolia polmonare.
Qualora le condizioni del paziente non permettessero l’esecuzione di questo tipo di anestesia si preferirà eseguire un’anestesia generale tradizionale.
Tecnica chirurgica
La resezione trans-uretrale dell’adenoma prostatico è una procedura chirurgica che comporta l’asportazione, mediante affettamento con ansa diatermica, dell’adenoma prostatico.
L’adenoma viene poi analizzato dall’anatomo-patologo.
Al termine della procedura viene posizionato un catetere vescicale con o senza irrigazione endovescicale continua a seconda del quadro prostatico intra-operatorio. L’intervento dura di solito da 40 a 120 minuti, a seconda delle dimensioni dell’adenoma.
Complicanze intervento

In presenza di un normale decorso post-operatorio, la dimissione avverrà di solito nel terzo o quarto giorno successivo all’intervento, dopo la rimozione del catetere e la ripresa spontanea e valida della minzione.
Una volta rimosso il catetere vescicale possono occasionalmente (meno del 5% dei casi) insorgere difficoltà alla minzione spontanea a causa della presenza di coaguli ematici o di uno spasmo della
muscolatura dell’uretra. Può essere quindi necessario riposizionare un catetere vescicale e mantenerlo in sede per alcuni giorni.
Le possibili complicanze legate a questa procedura, oltre ai rischi generici, legati all’anestesia, sono le seguenti:
•Emorragia durante e dopo l’intervento che può richiedere il re-intervento per la diatermocoagulazione del letto prostatico (0.5% dei casi).
•Ritenzione urinaria acuta con necessità di ri-posizionamento temporaneo di un catetere uretrale (3%).
• Incontinenza urinaria di vario grado (1%).
•Emorragia tardiva, cioè 2 o 3 settimane dopo l’intervento, causata dal distacco di escare (1%).
•Sclerosi del collo vescicale: restringimento tardivo del collo vescicale che può necessitare di una ulteriore revisione endoscopica (1%).
•Stenosi dell’uretra: restringimento tardivo dell’uretra che può necessitare di una ulteriore revisione  endoscopica (1%);
• Impotenza (1%).



Consigli dopo l'intervento di TURP


cosa posso mangiare dopo una turp ?
posso fare sforzi o attività fisica dopo una turp?
posso prendere farmaci se ho disturbi ad urinare dopo una turp ?
cosa fare se ho incontinenza urinaria dopo una turp?
cosa è la eiaculazione retrograda dopo turp?
in caso di infezione delle vie urinarie dopo turp come mi devo comportare ?

Alimentazione
Potete mangiare tutto quello che desiderate. E’ accettabile un moderato consumo di alcolici. Dovrete variare la vostra dieta in modo tale da evitare la stipsi. Come obiettivo dovete cercare di andare di corpo almeno una volta al giorno. Se ciò non succede potete provare bevendo olio di vaselina o utilizzando prodotti come Laevolac, Agiolax, Pursenid (raccomandiamo la lettura dei foglietti illustrativi di questi farmaci e di consultare sempre il vostro medico di medicina generale prima di utilizzare queste cure).
E’ importante bere almeno 1.5-2 litri di acqua al giorno per il primo mese dopo l’intervento.

Attività fisica

Dopo la dimissione potete passeggiare liberamente, salire e scendere dalle scale. Ricordate però di evitare sforzi eccessivi, come ad esempio sollevare oggetti pesanti o eseguire esercizi intensi (ginnastica, golf, tennis, corsa, bicicletta e moto, etc…) per almeno 6 settimane dall’intervento. Infatti questo è il tempo necessario perché si sviluppi un tessuto cicatriziale saldo sia a livello della ferita che nelle zone interessate dall’atto chirurgico.
Dopo 6 settimane dall’intervento, potrete riprendere tutte le attività che svolgevate prima dell’operazione.

Sintomatologia minzionale di tipo irritativo

Nei primi giorni o settimane seguenti al intervento chirurgico potrete riscontrare la necessità di urinare frequentemente, la presenza di urgenza e lieve bruciore minzionale e difficoltà ad urinare, per la quale verrà prescritta una terapia medica adeguata.

Aposer stick 1 stick ogni 12 ore per 15-20 giorni
Chinoplus 1 cpr al di per 15 giorni

Sangue nelle urine
Questo può accadere anche a distanza di parecchi giorni dall’intervento a causa della fuoriuscita di vecchi coaguli che erano presenti in vescica. Se dovesse succedere, bere molto potrà aiutare a rendere )le urine di nuovo chiare. Raramente può succedere che il paziente non sia più in grado di urinare per la  formazione di nuovi coaguli: in questo caso ci si deve rivolgere al Pronto Soccorso più vicino.
IL sangue nelle urine è dovuto a lesioni dei capillari ed al processo infiammatorio innescato dalla guarigione.
Si può assumere mirtillo urologico ad alti dosaggi


MIRTIMAN compresse

                                                    2 comprese dopo colazione per trenta giorni


Incontinenza urinaria di vario grado

Alcuni pazienti lamentano una qualche perdita di urina nei primi 3/6 mesi successivi all’intervento.
Questa può manifestarsi con la semplice perdita di qualche goccia dopo uno sforzo (starnuto, tosse, etc…), oppure essere di entità maggiore e tale da terminare, in qualche caso, l’utilizzo di un pannolino.
Nella totalità dei nostri casi questa situazione è transitoria e destinata a migliorare nel tempo, fino a risolversi.
Nella nostra esperienza nessun paziente ha mai sviluppato una incontinenza urinaria definitiva.

Eiaculazione retrograda

Circa l’80% dei pazienti sottoposti a questo intervento perdono la capacità di eiaculare liquido seminale dal meato uretrale durante un rapporto sessuale; questo a causa delle alterazioni anatomiche conseguenti all’intervento a livello del collo vescicale. Il liquido seminale si raccoglie pertanto in vescica e viene eliminato durante le successive minzioni. Si sottolinea come la sensibilità durante il rapporto sessuale non cambia come non è modificata la percezione dell’orgasmo.
E’ importante ricordare che spesso una piccola quantità di liquido seminale può comunque fuoriuscire per via anterograda dal meato uretrale durante l’eiaculazione. Questo intervento quindi NON comporta una sterilità ost-operatoria.

Infezioni delle vie urinarie

Non sono infrequenti dopo un cateterismo. Si possono manifestare in svariati modi (bruciore dopo la minzione, urine torbide e maleodoranti, febbre, etc…). Se dovesse capitarvi consigliamo di eseguire un esame completo delle urine con antibiogramma e chiedere al vostro medico curante per una eventuale terapia antibiotica appropriata. Avvisateci sempre per un problema di questo tipo.
IN questi casi può essere utile:


COLIMAN compresse
2 compresse alla sera prima di andare al letto dopo aver urinato


Sedimento nelle urine

Questo può manifestarsi a causa della fuoriuscita di vecchi coaguli che erano presenti in vescica. Le urine generalmente rimangono rosse o rosate per almeno 15-20 giorni dopo la rimozione del catetere.
Una abbondante idratazione (bere almeno 1.5-2 litri di acqua al giorno) potrà aiutare a rendere le urine ancora chiare.


Aposer e' prodotto in Italia presso  il laboratorio GRICAR  CHEMICAL SRL via San Giuseppe 18 , 20861 Brugherio (MB)
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